“Quelli che c’erano” di Delia Morea

La scrittrice Delia Morea

“Quelli che c’erano” di Delia Morea

di MARIA AMATA DI LORENZO

Quelli che c'erano, il romanzo d'esordio di Delia MoreaIschia, 1969. In una estate assolata, mentre gli americani sbarcano sulla luna per i famosi “quattro passi” e gli idoli canori italiani come Lucio Battisti e Mina vivono le migliori affermazioni, si consuma la prima parte del romanzo Quelli che c’erano. Vania, la protagonista della storia, è una giovane diciassettenne che vive il rituale di vacanze spensierate, “dorate”, pregne di accadimenti futili che all’improvviso le cambiano la vita. La scoperta del primo amore, la delusione che ne consegue, e l’incontro fondamentale con un ragazzo che viene da lontano chiamato Gabriel, fanno emergere tutto il malessere di una giovinezza che interiormente sente la necessità di essere diversa, mentre la Storia sta cambiando e i favolosi anni Sessanta cedono il passo agli Anni di piombo. Quell’estate resterà impressa nella mente di Vania per sempre.

Ischia, 1989. Sono trascorsi vent’anni, e Vania ritorna all’isola con un passato di dolori e amarezze alle spalle. In questa seconda parte la protagonista desidera cancellare definitivamente il passato, le memorie, sciogliere i lacci che la legano a Ischia. Però voci e volti ritornano, in ricordi talvolta sommessi e dolorosi. Alcune persone sono scomparse, come Gabriel, l’amico che rappresenta la coscienza, l’idealità; altre ritornano e l’accompagnano in un viaggio ideale all’interno di sé. Romanzo di formazione nella prima parte, e di memoria nella seconda, Quelli che c’erano vuole raccontare una storia all’ombra della Storia, come accade sempre nella vita.

Un’esordio narrativo perfettamente riuscito quello di Delia Morea, che nel suo primo romanzo Quelli che c’erano [Avagliano Editore, Roma 2007] ci regala una storia fluida e intensa, vividamente raccontata dalla sua penna e dalla sua sensibilità di donna. Un romanzo scorrevole nello stile e nella lingua, ma denso di profondi significati, allusivo ma non reticente, evocativo ma non nostalgico.

Quelli che c’erano è il romanzo di una generazione, quella che oggi sbrigativamente si definisce dei sessantottini, ma raccontato nella filigrana sentimentale più intima – fuori dai clamori della grande Storia – che era poi quella destinata a rimanere indelebilmente nel cuore dei vecchi ragazzi di allora. Quando si era felici e non si sapeva neppure di esserlo, quando si credeva di avere un futuro emozionante e impegnato davanti per cambiare il mondo.

Ma ecco che tutto passa e niente sarà come prima. La vita va avanti, e il tempo non si innamora mai due volte della stessa persona. Il passato non ritorna. “Non vivremo sempre in una eterna vacanza, protetti dal ventre caldo di una falsa beatitudine“, dice la protagonista. Dubbi, illusioni, disincanto. L’autrice è molto brava nel tratteggiare i molteplici stati d’animo (“in bilico tra burrasca e sereno, felicità e dolore”) che innervano tutto il racconto, imprimendogli il segno di una tensione morale sempre sottesa agli eventi messi in scena.

I personaggi della storia sono tutti assai ben delineati, disegnati anzi con grande precisione e finezza e ciascun lettore vi può ritrovare delle parti, magari nascoste, di sé. Soprattutto il personaggio di Vania, la protagonista del romanzo, una donna ribelle e appassionata, fragile e forte, in cui molte donne potranno riconoscersi, con i loro sogni e i loro fallimenti.

I dialoghi del romanzo, altro suo innegabile punto di forza, sono vivaci e ben costruiti, articolati in modo disinvolto e sapiente sulla pagina, che denotano le indubbie qualità narrative della scrittrice napoletana e la sua grande familiarità con la drammaturgia. Per restituirci alla fine il senso di una iniziazione alla vita che si fa inquieta trasparenza nella dizione imperfetta della memoria.

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32 Comments

  1. Carissimi amici ed amiche di Flannery,

    presentiamo un romanzo di notevole spessore che siamo sicuri vi piacera’ moltissimo. Si tratta dell’opera prima di Delia Morea, gia’ brava e apprezzata autrice teatrale.

    Tanto per cominciare ringraziamo Delia per aver scritto un romanzo così profondo, così “necessario”.

  2. Delia MOREA, nata a Napoli nel 1952, è giornalista pubblicista e ha collaborato con svariate testate giornalistiche, specializzandosi in critica teatrale. Ha scritto diversi saggi tra cui: Vittorio De Sica. L’uomo, l’attore, il regista (Newton & Compton). Ha scritto e messo in scena il monologo Mi chiamo E. e ideato la piéce Tracce di filo spinato nel cuore. Ha vinto ex equo la II edizione (2002) del Premio di narrativa “Anna Maria Ortese” con il racconto Ombroso Raggio pubblicato nell’antologia Le Notti (Empirìa, 2003). È stata finalista dell’edizione 2004 del Premio “Napoli Drammaturgia Festival” con il monologo La moglie. Quelli che c’erano è il suo primo romanzo.

  3. Personalmente sono contro gli scaffali. La moda di incasellare in un genere o in qualsiasi insieme una cosa come la scrittura, che è espressione e passione e incanto, è deteriore e riduttiva.
    Perciò non bisogna vedere il romanzo di Delia Morea come appartenente tout court alla “scrittura femminile”, o al “romanzo di ambientazione”: “Quelli che c’erano” è una meravigliosa e libera cavalcata nel ricordo, un percorso puro e istintivo attraverso l’anima com’era e come è diventata, il riconoscimento per mezzo dei sensi di se stessi e del mondo attorno. L’ho trovato dolce e terribile, come il panorama della vita quando, a metà strada, ci si volta indietro a guardare.
    La scrittura di Delia Morea è istintiva ma naturalmente curata: una fortuna che non appartiene che a pochissimi. L’animo sensibilissimo di questa scrittrice, che ho avuto la fortuna di conoscere di persona e della quale sono letterariamente innamorato, le consente di dare ai personaggi uno spessore e una vita tali da rimanere dentro al lettore, risuonando come un diapason per molto tempo dopo che la lettura è finita.
    Scrittrici così sono da incontrare, e da aspettare con pazienza alla prossima prova, nella cerezza di non rimanere mai delusi.

  4. Ringrazio Maria Amata di Lorenzo e lo staff di “Flannery” per avermi dato questa opportunità. E’ per me importante e bello parlare del mio romanzo “Quelli che c’erano”. Grazie Maria Amata per la tua bellissima recensione che ho amato e amo tanto, per aver parlato di romanzo necessario. Io posso dire che questa storia urgeva dentro di me da molto tempo e che dovevo scriverla. E’ una storia che appartiene alle mie radici pur essendo una storia di fantasia. Racconta di una generazione racchiusa in un mondo piccolo e cristallizzato, un mondo fuori dal mondo che è quello delle vacanze estive ma anche della volontà di uscire da questo confortevole e accogliente ventre per confortarsi con la vita vera anche se poi è tutto più doloroso.
    Caro Maurizio ti ringrazio per le tue intense parole e per il tuo intervento che per me ha una duplice valenza affettiva e di autorevolezza di scrittura. Sai quanto è stato importante per me conoscerti e confrontarmi con te e l’entusiasmo con cui affronto ogni lettura del tuo straordinario Commissario Ricciardi. E’ bello potersi parlare anche attraverso questi forum che ci danno l’occasione di tornare una volta di più sulla scrittura che è parte integrante della nostra vita. E’ vero c’è una grande istintività nella mia scrittura, forse oserei dire “cuore”, senza voler cadere in abusati sentimentalismi, e devo dire che la tua sensibilità è stata giusta e adatta a cogliere le sfumature dell’anima e di quanto a volte si nasconde tra le pieghe delle parole. Grazie per il “dolce e terribile”, questa è una storia di dolore e forse di malinconia per un mondo lontano che è finito e i personaggi che lo animano vogliono rappresentare in fondo una cosa semplice e difficile: la vita. Ti ringrazio per quel filo invisibile e sottile che attraversa il tuo e il mio sentire. Ti abbraccio con grande affetto. Delia Morea

  5. Una ricerca di memoria, in un fluido tessuto narrativo.I personaggi di Delia Morea si muovono nello spazio di una precisa ricostruzione temporale: giovani alla fine degli anni ’60, all’ombra dei pini o sotto il sole dell’isola di Ischia, rifugio estivo di tanta borghesia napoletana piccola-media-grande.Oltre il mare,l’onda lunga del ’68 bagna giovani e meno giovani.Qui, le onde del mare cullano o stressano personaggi in equilibrio dialettico con ansie e aspirazioni esistenziali. La narrazione ha il suo perno in Vania, giovane donna dal carattere teso e inquieto.Ma è tutto il suo ambiente a essere scandagliato e raccontato, i sogni, le aspirazioni,la voglia di leggerezza o di introspezione, i rapporti interpersonali. Vania troverà nel giovane straniero Gabriel un punto di riferimento intenso,che poi svanirà nel giro della vita. Il ritorno di Vania sull’isola,dopo anni, avra’ il senso della perdita e delle occasioni decisive che svaniscono. Delia Morea tratta i suoi personaggi con sapienza : vicina a loro per descriverli e farli vivere sulla pagina; distaccata da loro per lasciarli autonomi nello sviluppo delle loro esistenze.Una attitudine che si apre all’attesa di nuovi impegni narrativi. MIMMO LIGUORO.

  6. Quelli che c’erano è un romanzo che si legge tutto d’un fiato. Una storia piena di atmo sfera, di parole e canzoni, di odori e sapori, ambientato nell’isola di Ischia, luogo magico, incantato, perchè visto con gli occhi di una ragazza al suo primo amore. Un romanzo solo apparentemente sentimentale, che fa i conti con lo scorrere del tempo, con il divenire delle esistenze, con i tradimenti della vita.
    Con un “come eravamo” solare e rassicurante ed un oggi incerto, umido. Delia Morea riesce a far percepire al lettore queste diverse temperature del “cuore”, coinvolgendolo e commovendolo.

  7. io c’ero un pò piu piccola ma c’ero e sono felice di esserci stata,Personalmente leggendo il romanzo ho avuto parecchi deja-vu e molti momenti di profonda emozione.. La storia di Vania che è un pò la storia di tutti quelli che hanno vissuto gli anni 60/70 ,le speranze,i sogni e la musica di quella beat generation si mescolano ai profumi e alla bellezza di quella stupenda isola:Ischia degli anni d’oro quando incontravi gassman ai campi di tennis l’equipe 84 ,mina, e tenti artisti importanti al favoloso Catello aragonese .Chi non lo ha fatto ancora dovrebbe leggerlo è un romanzo fresco ma al tempo stesso pieno di nostalgia e di grandi valori! sono arrivata dopo tan te peripezie a siena e non potevop assolutamete mancare a questo forum!!!Un b acio Antonella Morea(tua sorella)

  8. Caro Mimmo,
    un grazie speciale: la tua disamina conduce il romanzo oltre le atmosfere di quegli anni pur avendole scrutate con perizia e conoscenza, e coglie quel carattere un po’ universale che è comune alle giovani generazioni di ieri che si specchiano nella maturità dell’oggi. Sono molto legata ai personaggi del romanzo e, nel corso della scrittura li ho ascoltati dentro e fuori di me. Mi sono venuti incontro e mi hanno accompagnato lungo la storia stimolandone la narrazione. Per questo ti sono grata per la tua ultima e giusta riflessione. Delia Morea

  9. Cara Emilia,
    ti ringrazio per le giuste riflessioni. Nell’essenza del romanzo c’è sentimento ma c’è anche di più: si tenta di fare i conti con il dolore, con gli accadimenti della vita legati ad una età difficile, ad anni pieni di furore. Il sentimento è il vascello su cui viaggia una storia piccola che assomiglia alla vita. Delia Morea

  10. Sono felicissima di aver presentato questo romanzo, che occupa un posto tutto speciale nel mio cuore, un romanzo che ho amato subito e che tuttora amo molto, e questo Delia lo sa….
    Grazie a tutti quelli che hanno postato, in ogni vostra parola ho trovato passione, sentimento e una profonda conoscenza del mondo di Delia.
    Grazie a tutti!

  11. Credo di essere stata una delle prime lettrici del libro di Delia Morea “Quelli che c’erano”e da subito colsi l’attualità e la freschezza di un testo che non ha nulla di nostalgico,ma è la precisa ricostruzione di un periodo storico-sociale in cui si intrecciano le vicende personali e familiari della protagonista Vania.
    La musica anni 60-70 fa da sfondo a gradevoli atmosfere estive e non,il tutto ambientato nell’isola di Ischia,con una capacità descrittiva dell’autrice che ce ne fa cogliere profumi e colori.
    Sono trascorsi circa 2 anni dalla lettura di questo libro e riparlarne oggi mi fa rivivere il piacere di quei giorni estivi in cui “Quelli che c’erano”mi fece compagnia siscitandomi un vero interesse di cui ringrazio ancora l’amica Delia invitandola a regalarci quanto prima un altro testo speciale come questo.

  12. Cara Caterina,

    è con grande gioia che leggo il tuo bell’intervento. Per me sei stata e sarai sempre fondamentale per l’amicizia e la stima che mi lega a te e alla tua famiglia. “Quelli che c’erano” ti deve incoraggiamento, entusiasmo e convinzione. Sia tu che Annella siete state veri punti di riferimento insieme a Michele Prisco – consentimi di citarlo – vostro padre, grande e indimenticabile scrittore, e vi ringrazio. Delia Morea

  13. Cari sessantottini. Se, come me, avete dimenticato “Come eravamo”, leggete questo libro.
    Potrebbe restituirvi l’orgoglio di essere appartenuti a quella mitica generazione di piccoli uomini e donne che, con un obolo impalpabile, hanno contribuito a costruire le fondamenta dell’antitesi del mondo borghese, da cui , pure, prendevano le mosse.
    Potreste provare rimpianto per averlo fatto e ricordare con struggente nostalgia l’armonia di quella concezione elementare del piacere della vita.
    Potreste sentirvi in colpa per non aver saputo fare di meglio e di più per completare l’opera iniziata, guardando con disgusto l’attuale decadente mancanza di impeto riformatore dei nostri figli.
    Potreste chiedervi dove e se avete sbagliato.
    Voialtri, che non avevate sedici anni nel ’68, leggetelo, potreste sentire un sapore che non conoscete, ma voi, sessantottini, state attenti potrebbe lasciarvi uno strappo nel cuore.

  14. Ho amato il romanzo di Delia Morea per la sua capacità di costruire atmosfere interiori e collettive vivide e forti a partire da ben calibrati dettagli ed esplorare come queste due dimensioni si intersecano e interagiscono.
    La scrittura ha una levità ed essenzialità che non vanno a discapito dell’approfondimento; la scansione in due fasi temporalmente distinte in maniera così netta, con un vuoto di vertigine nel mezzo, rende più intenso lo struggente disorientamento di fronte ai mutamenti nostri e del mondo e al problema, fondamentale per ciascuno di noi, del rapporto con le proprie memorie.

  15. Ringrazio Antonietta D’Ottavio anche se voglio precisare che questo è romanzo fondamentalmente di formazione nella prima parte e di memoria nella seconda. Dove le piccole storie che si raccontano si svolgono all’ombra di una grande storia di certo, ma che in qualche modo è solo sfondo, forse metafora per racccontare di accadimenti molto umani, di giovani generazioni che li vivono sentendo intorno a sé – come un sipario che si muove – l’ombra e il peso della Storia con la S maiuscola.
    Ringrazio Bruno Galluccio per la sensibilità nel cogliere le sfumature e per aver compreso di quella vertigine, di quel vuoto che s’inabissa tra due blocchi temporali. Un tempo sospeso che vuole dare conto, forse, di come il lento fluire di un tempo inatttivo sia importante per riprendere il filo di memorie. Delia Morea

  16. ho riletto il romanzo di delia
    vorrei sottolinearne la natura evocativa del testo, specie nella seconda parte. è una rappresentazione di un epoca, filtrata dalle emozioni e dai pensieri della protagonista. una voce narrante autodiegetica che si fa sentire e che imprime forza alle cose ed ai fatti descritti: è questa dimensione soggettiva della memoria a dare colore al romanzo, ad evocare…….
    In tal modo la realtà esteriore lascia il posto alla realtà interiore di vania: “una cinepresa con filtro” che mostra e commenta.
    Il salto temporale, una ellissi difficile da controllare, ma non per delia, ci mostra che venti anni possono scomparire in un attimo nella memoria emotiva e il presente può collegarsi direttamente ad un lontano passato che risorge indelebile nei sentimenti.
    aspetto il prossimo romanzo, con pazienza, con fiduciosa speranza, con ansia, insomma sbrigati!

  17. 9 dicembre 2009.

    Il romanzo ti riporta ,piacevolmente, a rivivere gli anni della tua adolescenza.
    Di Vania non ci si può che innamorare,vivendo con lei le attese,la formazione degli ideali,le delusioni,le rinascite,insomma tutta quella miscela di sensazioni contraddittorie che sono il significato della giovinezza.
    Delia riesce a creare atmosfere intense,pregnanti che ti restano impresse nella memoria attraverso una scrittura fresca e coinvolgente.
    Aspetto con ansia una nuova opera, per immegermi in una piacevole lettura.
    A presto.

  18. Animato dall’eco lontano di “Acqua azzurra acqua chiara”, il tormentone estivo del 1969 di Lucio Battisti e felicemente ambientato tra gli ameni e mondani luoghi di un’Isola Verde che non esiste più, il libro di Delia Morea, attraversando il ventennio che condusse l’Italia dai favolosi anni Sessanta a quelli più tristemente noti come di piombo, proietta il lettore in un mondo piacevolmente in bilico tra il reale e l’onirico. In “Quelli che c’erano”, mentre Tito Stagno annuncia lo sbarco del primo uomo sulla luna e mentre la giovane Vanja fa i conti con il proprio destino e con l’amore per lo straniero Gabriel, a prendere corpo, pagina dopo pagina, sono le sensazioni di un’attenta testimone oculare di un periodo ancora sognante e spensierato, che riesce prodigiosamente ad immortalare, con una scrittura ricca di effetti sensoriali e spunti da cronista, tutte le immagini di una favola vissuta tinta di umana ed a tratti malinconica realtà. Ricordando le prime rivoluzioni studentesche ed inseguendo con la memoria le tracce dei primi grandi mutamenti sociali che videro l’Italia passare repentinamente dal boom economico, alle prime sanguinose lotte ideologiche, il libro di Delia Morea si trasforma in un’impietosa ed al tempo stesso dolce e passionale cronaca di un’epoca che ha profondamente mutato la nazione e la mente dei giovani. Analizzati sullo sfondo di un’Isola d’Ischia capace ancora di ammaliare personaggi come il “cummenda” Angelo Rizzoli e per la sua festosa e vulcanica atmosfera, di ispirare e incantare registi ed attori come Billy Wilder e Jack Lemmon, artefici negli anni a cavallo della storia del celebre film “Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?”, il libro di Delia Morea, quasi come un antico album di fotografie, riesce a far rivivere il ricordo di persone scomparse e quello di coloro che hanno popolato la vita della protagonista. Rievocando i momenti trascorsi ad Ischia, la melanconica Vanja, alla fine, sarà vittima dei suoi stessi ricordi che ritornando imperiosi nella mente, come quello riguardante l’innamorato Gabriel, trasformatosi nel tempo in una sorta di “collodiano” grillo parlante, la renderanno ancora preda di un passato impossibile da cancellare e delle visioni metaforiche di un’Isola sinonimo di ideali, ora dolcemente sognante, ora triste ed amara. Per tutti, il romanzo di Delia Morea, rappresenta il documento puro ed autentico di un modo di vivere e pensare datato 1969-1989 ed al tempo stesso un prezioso scrigno colmo di ricordi e testimonianze che fanno decisamente bene all’anima.
    GIUSEPPE GIORGIO

  19. Il romanzo di Delia Morea profuma di vita.E’ piena di vita Vania ragazza,l’esuberante protagonista che poi ritroveremo malinconica donna di mezza età, ma con un cuore che ha saputo conservare indomito; è vitale Gabriel, il giovane dell’est sfuggito alla primavera di Praga, che racconterà a Vania di un mondo che non è fatto solo di gelati, balli e barche, e che le farà compendere quanto grande sia il privilegio di vivere in una societò libera; sono vive e spiccano dalle pagine le amiche di Vania, ciarliere, sodali e fedifraghe,come tutte le amice dell’adolescenza;e quanto mai è vivido il personaggiop di Dino,il primo amore, tanto quanto lo sarà Peppe,che , forse, sarà il suo ultimo e definitivo, maturo amore. Quanto mai, poi, sbalza sgargiante e reale Ischia, personaggio tra i personaggi,un’isola cara e ben nota all’autrice, che le tributa, con questo suo bel romanzo, una franca dichiarazione d’amore. Il topos, Ischia, di una narrazione circolare: a Ischia, durante una vacanza, Vania assapora l’ebrezza e le doglie di divenire adulta e, a Ischia,dopo tanti anni, Vania ritorna a prendere coscienza di sè stessa,ad accettare le assenze, prendendo atto che la vita procede per sottrazioni che, però, non depauperano l’individuo, anzi, contribuiscono alla sua crescita emozionale e cognitiva.
    Una impavida, onesta rielaborazione di memoria collettiva, quella di Delia Morea,che è proprio il titolo, fulminante, a suggerire:QUELLI CHE C’ERANO.

    La scrittura di Delia Morea è tersa, cristallina, sentimentale ma controllata.

  20. Ringrazio Gabriele per la sua affettuosa e puntuale analisi di “Quelli che c’erano” e sono felice che ogni parola, ogni immagine che ne scaturisce, possano scoprire ancora una tessera del romanzo, come se nuove vite e ispirazioni spuntassero da esso per opera di interventi pregnanti e belli come questo. Per il prossimo romanzo, caro Gabriele, seguirò il tuo consiglio cercherò di sbrigarmi…
    Ringrazio Antonella Del Giudice che ha creduto in questo romanzo sempre, come ha creduto nella mia narrazione fin dai suoi esordi ed è per me persona e scrittrice fondamentale. Lei ne conosce le radici, ne conosce la genesi e dunque il suo intervento significativo, racchiude in sé molte ed importanti valenze. Grazie ancora Antonella. Ringrazio infine Giuseppe Giorgio per il suo autorevole intervento critico, per come ha saputo evocare perfettamente il mondo di “Quelli che c’erano” attraverso una giusta analisi storica del periodo e non solo. Lo ringrazio per la introspettiva e precisa analisi dei personaggi, dei sentimenti che li animano, mentre intorno a loro fluiscono gli accadimenti storici, per come ha saputo cogliere tutte le sfumature della mio narrare. Delia Morea

  21. Un tuffo nei ricordi di un’epoca che non tornerà, né per me né per tutti. Nostalgia di sentimenti e passioni vissute, di idee incarnate con forza.
    Nella banalità dell’oggi, questo libro suscita gioia per l'”esserci stati” ma anche rabbia per quanto abbiamo irrimediabilmente perso.
    Grazie Delia, per averci donato atmosfere ed emozioni di luoghi e storie che appartengono al nostro percorso di vita; per averci fatto riprovare profumi e colori di territori ormai imbarbariti dai riti consumistici collettivi.
    Quelli che c’erano hanno avuto il privilegio proprio di esserci. Quelli che non c’erano non sapranno mai cosa hanno perduto.

  22. Carissimi,

    un grazie sincero a voi tutti per i vostri commenti cosi’ belli e profondi, a quanti di voi gia’ conosco a e quanti ho conosciuto qui, fra le righe di questo post, per la prima volta, senza avervi mai visti ma con vera, grande ammirazione per quanto avete scritto a proposito di Delia Morea e del suo splendido libro.

    Spero di avervi ancora dei “nostri”, da oggi in poi…ora che avete imparato la strada che porta a Flannery.
    Non mancate i prossimi appuntamenti! 🙂

  23. Come ho sottolineato in un mio articolo di prossima pubblicazione sulla rivista “L’Isola”, ho apprezzato del romanzo di Delia Morea la simbiosi tra personaggio e paesaggio perchè è proprio l’isola il fulcro del libro, unico approdo certo di fronte all’incalzare degli eventi. Nel corso del tempo il fascino di Ischia resta immutato perché è la sua natura, il suo mare, ad infondere serenità a chi è in fuga dallo stress metropolitano. In una felice similitudine la Morea associa la mutevolezza dell’animo femminile al clima ischitano, costantemente in bilico “tra burrasca e sereno, felicità e dolore”. Tra le mete predilette delle escursioni di Vania non manca Forio, dove ho trascorso la mia infanzia ed adolescenza, per cui il libro ha il anche merito di aver risvegliato in me dei piacevoli ricordi.

  24. Ringrazio Rosalba Manzo per il suo intervento, che mette in luce anche il lato gioioso del mio romanzo sottolineandone la freschezza. Ed in effetti la narrazione si sdoppia in due parti: nella prima il linguaggio è quello della giovinezza appunto con le sue speranze, le delusioni e i suoi miti. La seconda, con la maturità del vivere si serve di un linguaggio diverso, che tende alla riflessione più che all’azione. Ringrazio Fulvio Pastore che attraverso una lucida e tagliente disamina fotografa l’universalità del “come eravamo”. Lo ringrazio per la sua profonda amicizia, per aver dato “voce” al personaggio di Gabriel nelle letture che hanno accompagnato le presentazioni del romanzo, per essermi stato tanto vicino. Grazie a Monica Florio, per il suo bell’intervento, per aver colto il posto “importante” che occupa l’isola in questa narrazione. L’isola come metafora della circolarità tra passato, presente e futuro. Ringrazio infine di nuovo Maria Di Lorenzo e tutti coloro che sono intervenuti dimostrando interesse, affetto, partecipazione e donando a “Quelli che c’erano” ancora nuova linfa vitale. Delia Morea

  25. Delia Morea grazie alla sua prosa chiara e ricca di suggestioni è riuscita a farmi immedesimare nel personaggio di Vania, anche se non appartengo alla generazione di “quelli che c’erano”. Con il suo linguaggio, volutamente semplice, mi ha trasmesso l’amore che credo nutra da sempre per l’isola di Ischia.
    Quando ho terminato di leggere il romanzo, mi è dispiaciuto uscire fuori dal mondo di Vania.
    Ora aspetto trepidante il suo nuovo romanzo, certa che mi saprà condurre con altrettanta maestria verso un nuovo viaggio.

  26. Grazie Paola, per le tue parole dirette e sentite. Perchè è bello sapere che, a volte, i mondi che si scrivono e descrivono possono parlare anche ad altre persone. Per me la scrittura è anche questo: comunicare, fare in modo che le storie arrivino con semplicità e umanità di contenuti.

    Delia Morea

  27. Cara Delia, il vivere lontana da Napoli e leggere il tuo libro, con le sue atmosfere così fortemente mediterranee, mi ha suscitato una personale, fortissima emozione e nostalgia. Ho, vissuto ed interiorizzato il “come eravamo” dei personaggi del tuo romanzo e li ho fatti quasi miei. Per questo l’ho letto e gradevolmente goduto tutto di un fiato. Mi sono ritrovata in tante situazioni, non tanto per la connotazione geografica, in quanto personalmente non c’ero ad Ischia, ma, perchè, ho condiviso i vissuti, i racconti, i pathos di quell’epoca, in cui, comunque e dovunque, c’eravamo tutti. Quelle estati così dense di aspettative, di sogni e di speranze , che tu fai rivivere con grande efficacia e pregnanza, hanno segnato i turbamenti i ricordi, con cui, come Vania, tutti prima o poi siamo costretti a fare i conti. Tu ci hai condotti per mano con grande maestria e leggerezza lungo un percorso non semplice, in quanto tocca corde profonde, interiori che collegano il presente con il passato. La nostalgia non è un sentimento negativo, anzi. L’ho sentito, attraverso le tue belle pagine, come l’arricchimento del presente. Ed è stato bello anche fare riaffiorare dei sentimenti sopiti nel tempo ma non per questo cancellati, farli palpitare perchè c’erano e ci sono.
    Mi sono anche profondamente emozionata perchè so cosa rappresenta per te il concepimento di un libro, (avendo condiviso questo evento) e di un romanzo in particolare. Aspetto con ansia e con amorevole amicizia di poterti rileggere al più presto.

  28. Carissima Luisa,
    è una grande gioia per me leggere questo tuo scritto così sentito e pieno di amicizia, di affetto. Io e te abbiamo spesso condiviso le gioie e i tormentI della scrIttura in un percorso saggistico letterario che non dimentico, che mI é caro ed ha contribuito di certo alla mia scrittura odierna. TI sono grata per le riflessioni che hai formulato sul mio romanzo, tu, appunto, conosci le difficoltà e i percorsi irti che attraversiamo ogni volta che ci accingiamo a scrivere. Ti ringrazio per l’augurio ma spero anche io di poterti leggere al più presto. TI abbraccio. Delia

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