L’uomo dolce

di M. TERESA SANTALUCIA SCIBONA


Noi sognavamo l’uomo dolce
e una pacata tenerezza.
C’imposero rudi falconieri
che tarpando volo agli sguardi,
legavano al garante
l’estesa rete dei desideri.
Le notti eran colme di stelle
e di brucianti amori.
Nelle morbide alcove
per gli audaci guerrieri
fummo schiave e regine.
Le soglie rosate del giorno
ravvivavano sequenze d’interdizioni
e tempestosi egoismi.

Noi sognavamo l’uomo dolce
e una pacata tenerezza.
Lui sagomava strutture
e faceva carriera.
Per le case odorose e deterse
filtravano problemi irrisolti
e tensioni esistenziali.
Qualcuna più ardita
parlò di emancipazione.
Una parola che pervase
i nostri pensieri
e rumoreggiò sonora
nei gorghi stigi della mente.

Fu trucco metaforico
la somma delle promesse?
Era il tappeto volante
per la libertà.
Un sostantivo ricco e vibrante
su cui giocare la vita.
Lo inalberammo di volta in volta
come simbolo magico
di sacralità e perdizione.
Sommerse da strati di difesa,
da viaggi ignoti
e dissipanti avventure,
nei nostri territori liberati
sognammo ancora l’uomo dolce
e una pacata tenerezza.

Siena, 1985

*
Da “L’amore imperfetto” (Ed.Helicon, 2003)

(c) M.Teresa Santalucia Scibona – all rights reserved

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7 Comments

  1. La poesia è bella, pacata e soffusa di malinconia.
    Dirò alcune cose a braccio.

    Ho avuto una fortuna non banale nella mia vita, che ormai è lunga d’anni e di esperienza: sia in casa che fuori ho trovato, ad ogni età – tranne poche eccezioni, in realtà pochissime -, donne gentili, dolci, che mi avrebbero reso difficile non amarle con dolcezza, a diversi livelli naturalmente, e non rispettarle nella loro umanità e femminilità.

    Certo, noi uomini siamo più superficiali, forse (se anche questo non è un cliché abusato) anche nei sensi; e siamo in genere più irruenti, egotici e spavaldi, a volte temerari per la stessa vita.
    Ci andava a pennello essere i più forti e necessari quando la nostra maggiore forza muscolare era utile a qualcosa di fondamentale, alla difesa del territorio, della casa, della nostra donna e dei figli, alla caccia e ai lavori pesanti.
    La nostra maggiore forza fisica, attualmente, esclusi pochissimi eventi, è inutile. Ed ecco che quella maggiore irruenza, quell’egotismo, quella spavalderia e quella temerarietà, tipici del maschio, si trasformano in una corsa alla carriera, al fare, all’emergere ad ogni costo, alla ricerca della costruzione di un ‘territorio’ – magari fatto di denaro e di potere, spesso di nessuna importanza reale – da difendere purtroppo anche con i denti, anche se il costo è che venga meno il tempo dedicato all’amore per la propria donna e per i propri figli.
    Non è una giustificazione, ma un cercare di capire. Cercare di capire perché l’uomo non è, normalmente, un essere dolce, non è un essere che comunemente dia alla donna quella pacata tenerezza di cui il suo naturale sentire ha bisogno.

    E la poesia di M. Teresa Santalucia Scibona è molto vera nella constatazione che l’uomo dolce non c’era nel passato, più o meno remoto, e non c’è neppure oggi che la donna ha ottenuto (ma forse non è del tutto esatto) una certa ‘emancipazione’, una certa ‘parità’.
    Anzi, forse, al giorno d’oggi, si assiste a dei fatti contro la donna che una volta si verificavano più raramente. O forse no: potrebbe essere anche soltanto un’impressione derivata dal modo in cui sono date le notizie, in tempo reale, o dal fatto che numericamente siamo molti di più di un tempo, o dal fatto che oggi le cose vengono più facilmente a galla, mentre prima rimanevano nascoste, per paura o pudore; oppure da tutte queste ragioni assieme.

    Gli urti, le incomprensioni, gli scontri tra uomo e donna – che attualmente viviamo, e anche nel passato, più o meno lontano, l’Uomo ha vissuto -, a parte una certa natura diversa delle due sensibilità di fronte all’esistenza, anche pratica (la donna è madre, è fonte, custode della vita, l’attenta tessitrice della sopravvivenza della specie; l’uomo non lo è, o crede, o fa conto, di non esserlo), forse dipendono anche dalle difficoltà della vita a due.
    La vita a due, a cui si aggiungono i figli, non è semplice. Si tratta sempre di ‘accordare’ due vite diverse, condotte in modo spesso molto differente per tutti gli anni precedenti all’unione, in cui ciascuno dei due ha rafforzato le sue abitudini, assunto e ‘solidificato’ un ego che, dopo l’unione, non può rimanere intatto, così com’era prima, ma si deve adattare, amalgamare, alla convivenza con un altro ego, che ha gli stessi suoi diritti di essere amato, rispettato, compreso, accudito. Sempre, beninteso, senza rinunciare del tutto ad essere se stessi.
    E non è facile.
    Si tratta di una vera e propria rivoluzione intima ed esteriore che richiede sforzo, ricerca, amore, disponibilità, comprensione, in alcuni frangenti sacrificio, e interessa ogni angolo della vita di ciascuno dei due. Tanto più oggi, col modo di vivere convulso, tessuto di continue corse, che ci siamo costruiti, e con l’isolamento in piccole famiglie. La famiglia estesa di una volta poneva problemi, naturalmente, ma forse contribuiva anche a smorzarne alcuni.

    Eppure anche oggi alcuni uomini ‘dolci’, e che trattano con tenerezza la propria donna – non tanti, ma alcuni sì -, ci sono, come sono sicuramente esistiti nel passato.
    Quello che è importante, anzi fondamentale, perché crescano di numero e non invece diminuiscano, è che la donna, la donna attuale, pur in una condizione sociale differente e più adeguata ai suoi diritti, non cessi di essere, come donna, dolce e tenera, e non demorda mai dal ricercare, sempre, la dolcezza nel proprio uomo, e anche quella pacata tenerezza a cui naturalmente aspira.
    Perché anche la dolcezza e la tenerezza, come il sorriso e il riso, la gioia e l’amore, la rabbia e il nervosismo, sono contagiosi e si ‘attaccano’.

  2. Gent.mo Dr. Alberto Mancini, dopo l’attenta, gradevole, lettura della Sua articolata e profonda analisi, sulle reciproche aspettative sentimentali, ben poco ci sarebbe da aggiungere su tale argomento. In effetti, dalla notte dei tempi, ancora non esiste una valida ricetta etico – amorosa così efficace, da poterla applicare come balsamo, per le ferite emotive, che infliggiamo alle persone da noi più amate.
    Come giustamente Lei sostiene, essere dolci o perversi, non è una questione di genere maschile o femminile. Ma, di temperamento, di sensibilità individuale, di educazione ricevuta, di ambiente nel quale siamo cresciuti.
    Oserei dire, persino della quantità e qualità di amore, che i genitori hanno profuso sui loro teneri arboscelli.
    Nel mio libro “ L’amore imperfetto”- Helicon Edizioni, ho tentato di mettere in risalto, con distacco ed ironia, le aspettative e le reazioni amorose delle diverse tipologie femminili, dell’altra metà del cielo ( dalla madre, alla donna ideale, dalla bambina violata alla meretrice.)
    Tutti di norma, tendiamo alla perfezione, e vagheggiamo un amore perenne e sublime.
    L’amore è una molla misteriosa e potente, capace di modificare il proprio naturale egoismo per accontentare i desideri dell’amato. Tale paziente impegno però, deve essere paritario fra le due parti, (ossia senza alcuna prevaricazione), altrimenti il prezzo più alto.. verrà pagato da chi più ama.
    Inutile dire che la donna, dotata di innato, generoso senso materno e grazie a suo spiccato intuito, se solo lo volesse, potrebbe essere una eccellente mediatrice familiare delle quotidiane frizioni sentimentali.
    In un mondo tormentato, aleatorio e dissipante come il nostro, le mie misere riflessioni possono sembrare mera utopia. La ringrazio molto del prezioso intervento e di aver trovato nei mie versi, sensazioni e spunti innovativi condivisibili che hanno ampliato e arricchito il tema della composizione.
    Mi preme concludere con un motto che mi piace e sento mio:
    “ Le persone non sono di chi le possiede, ma di chi le ama”
    M. Teresa

  3. La voglia di tenerezza insita nelle donne è quasi un ideale, la trasfigurazione e la ricerca nell’uomo dell’altra metà del cielo. Un desiderio di rispecchiarsi come Narciso nella propria identità per sentirsi più vicine al sentimento che unisce e spesso, purtroppo, allontana perchè è sempre più difficile guardare nella stessa direzione, divisi, uomo e donna dalle origini e dalla storia della vita.

  4. Gentile Signora Laura, Le sono grata delle Sue cortesi espressioni al mio dire.
    La gamma dei sentimenti è insondabile e ogni creatura li vive con una diversa
    intensità. La mia interpretazione del rapporto amoroso, risulta perciò parziale e
    relativa.
    Ieri sera, mi sono dilungata per rispondere al prezioso intervento del Sig.
    Alberto, non vedo però la mia replica e forse per la mia disablità motoria
    non sono riuscita a fermarla sul blog.
    Mi scuso e Vi ringrazio tanto per la gradita attenzione al mio testo poetico.
    M. Teresa Santalucia

    • Grazie, Maria Teresa, per il tuo bell’intervento. Anche la risposta ad Alberto Mancini è stata pubblicata, e insieme con quella che tu dai alla nostra amica Laura Alberico, poetessa sensibile e attenta, offrono un quadro molto generoso del tuo universo interiore e poetico. Come un ricco scrigno di gemme che si schiude… la tua anima regala sensibilità e moti di riflessione straordinari. Perciò, grazie a te, a nome di tutti 🙂 Maria Amata

  5. Non è solo una questione femminile, la voglia di tenerezza, descritta da Maria Teresa. Come uomo ho avuto la fortuna di trovare delicatezza e passione nelle donne da me incontrate. Sono sempre staro dolce con chi lo era con me. L’altra metà del cielo mi ha amato con passionalità per questo. Poi ognuno di noi commette sempre un errore. Da qui nasce la disillusione..Cara Maria Amata sapessi quante volte mi sono domandato dove avevo sbagliato. Non mi vergogno di dirti che spesso per amore ho pianto. Gabriel

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