Dimmi che non sarà la morte

di DONATA DONI


Sarà come incontrarti
per le strade di Galilea
e sentire il battito di luce
delle Tue pupille divine
riscaldare il mio volto.

Sarà la Tua mano
a prendere la mia
con un gesto d’amore
ignoto alla mia carne.

Sarà come quando parlavi
a chi era respinto
per i suoi peccati,
sarà come quando perdonavi.

Dimmi che non sarà la morte,
ma soltanto un ritrovo
di amici separati
da catene d’esilio.

Dimmi che non saranno
paludi d’ombra a sommergermi,
né acque profonde
a travolgermi.

Solo il Tuo volto,
solo il Tuo incontro, Signore.

© Donata Doni, Il pianto dei ciliegi feriti, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1963

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5 Comments

  1. La Sua presenza ci riscalda il cuore e la vita, ci riscatta e ci rialza dalla mediocrità. Grazie Maria Amata, per regalarci sempre testi ricchi di significato, sono autentici doni e riflessioni per la nostra vita.

  2. Credo che la Fede insegni il percorso ma non eviti le ombre, gli agguati, la vicinanza al baratro. L’esilio terrestre è dolcissimo e amaro, ci fa virtù non perderci fra noi, darci la mano, sorreggerci. La poesia è molto bella, attenta su versi calibrati fra la levità e la quotidiana soma.

  3. Grazie, Giovanna, per le tue parole.

    E grazie a Narda, che debutta su Flannery con un commento.

    Le diamo il benvenuto di cuore nella nostra bella comunità e le diciamo grazie per l’analisi puntuale del testo della poetessa Donata Doni.

    Versi per riflettere sul mistero della morte. Che è poi come dire il mistero della vita…

  4. Con uno sguardo d’amore e di fede la poetessa rende lieve il mistero della morte. Poesia molto bella che sa parlare al cuore e alla mente.

  5. Può la fede alleviare l’idea della morte in nome dell’Amore Supremo? Credo proprio di si. La fede conforta, indica la strada verso il naturale destino degli uomini non certo senza insidie, tra luci ed ombre. La fede coltiva la speranza e la convinzione di una vita ultraterrena migliore dove auspicabile è arrivare sereni e meritevoli.
    Temi interessanti che inducono alla riflessione sulla precarietà dell’esistenza rilevando quanto questo nostro passaggio terreno sia importante, per approdare grati, solo per il fatto di averla vissuta, al trapasso di un’altra vita. Grazie Maria Amata per averci regalato una poesia così profonda.

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